

{"id":32,"date":"2015-12-11T09:03:14","date_gmt":"2015-12-11T08:03:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inventati.org\/cope\/wp\/?page_id=32"},"modified":"2016-11-30T19:12:28","modified_gmt":"2016-11-30T18:12:28","slug":"introduzione","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.archiviomoroni.it\/cope\/","title":{"rendered":"Introduzione"},"content":{"rendered":"<pre><em>Diciamo, in poche parole e per riassumere tutto quello che abbiamo detto, che la confessione \u00e8 un atto verbale attraverso cui il soggetto fa un'affermazione su ci\u00f2 che egli \u00e8, si lega a questa verit\u00e0, si colloca in un rapporto di dipendenza nei confronti di altri, e modifica allo stesso tempo il rapporto che ha con se stesso.\r\n<\/em><\/pre>\n<p style=\"text-align: right;\">Michel Foucault<br \/>\n<em>Mal fare, dir vero. Funzione della confessione nella giustizia<\/em>,<br \/>\nCorso di Lovanio (1981)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>S<\/strong>volgendo una funzione di \u201carchivio di movimento\u201d non poche volte ci siamo sentiti chiedere da vari compagni, a singoli o a gruppi, informazioni e documenti intorno al pentitismo e alla dissociazione, due fenomeni che si svilupparono, dentro e fuori le organizzazioni combattenti, a seguito della drastica risposta data dallo Stato alla conflittualit\u00e0 socio-politica degli anni Settanta in Italia e che contribuirono a determinare la crisi del \u201cmovimento\u201d. Altrettanto di frequente, in varie iniziative e discussioni intese a ricostruire storicamente quegli anni, le stesse questioni sono apparse difficili da affrontare, quasi costituissero un argomento nel quale \u00e8 troppo faticoso o scomodo addentrarsi. In effetti, la portata dei due fenomeni e gli effetti devastanti che ne derivarono a vari livelli &#8211; politico, ideale, culturale, relazionale &#8211; minarono il piano del confronto e dell\u2019agire politico comune in una misura tale che tuttora, a pi\u00f9 di trent\u2019anni di distanza e in un contesto ormai radicalmente mutato, rimane difficile, ancorch\u00e9 necessario, farci i conti.<\/p>\n<p>Il lavoro che presentiamo nasce per rispondere a esigenze di conoscenza diretta e documentazione per chi allora \u201cnon c\u2019era\u201d o per chi oggi \u201cnon ricorda precisamente\u201d. Si vuole quindi, innanzitutto, fornire una gamma di materiali utili alla ricostruzione dei fatti. Si tratta dei materiali di allora perch\u00e9, a distanza di tanto tempo, sono in primo luogo le posizioni espresse dai protagonisti a dover essere considerate.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, fornire un inquadramento storico e politico \u00e8, a nostro avviso, imprescindibile sul piano del metodo e condizione necessaria sul piano del senso. Per questo la selezione dei materiali anticiper\u00e0 il primo pentito e oltrepasser\u00e0 l\u2019ultimo dissociato, abbracciando un ambito pi\u00f9 ampio dello stretto necessario.<\/p>\n<p>Diamo quindi brevemente traccia dell\u2019impostazione data al lavoro di raccolta e dei criteri adottati.<\/p>\n<p>Il pentitismo e la dissociazione sono fenomeni storicamente e giuridicamente distinti. Corrispondono a momenti e a dispositivi giuridici diversi, a situazioni mutate dentro e fuori le carceri, a percorsi differenti degli stessi protagonisti di allora, fossero politici e magistrati o militanti delle organizzazioni combattenti e non.<\/p>\n<p>Entrambi i fenomeni fanno parte, per\u00f2, di un articolato dispositivo che, facendo leva su uno stato di dichiarata emergenza, mirava a sconfiggere una conflittualit\u00e0 socio-politica che aveva allora raggiunto livelli senza precedenti, non paragonabili per intensit\u00e0, durata e radicamento a quella di nessun altro Paese occidentale.<\/p>\n<p>Visto sotto il profilo dell\u2019agire statuale, nel dispositivo si pu\u00f2 individuare una prima fase (decreto Cossiga e legge sui pentiti) come attacco alle forme organizzate nel tessuto sociale e al corpo militante detenuto al fine di minarne la coesione e piegarne la resistenza.<\/p>\n<p>Alcuni elementi costitutivi di questo attacco sono:<\/p>\n<p>&#8211; la legislazione d\u2019emergenza,<\/p>\n<p>&#8211; l\u2019istituzione delle carceri speciali,<\/p>\n<p>&#8211; l\u2019ammissione della chiamata di correo come prova unica,<\/p>\n<p>&#8211; la differenziazione dei circuiti carcerari.<\/p>\n<p>Il pentitismo provoc\u00f2 notevoli danni alle organizzazioni combattenti e massicci arresti nelle aree di movimento, ma il suo impatto complessivo rest\u00f2 quantitativamente limitato, mentre la differenziazione dei circuiti carcerari da una parte e la prospettazione di significativi sconti di pena legati a meccanismi premiali dall\u2019altra fecero da bastone e da carota per produrre lo sgretolamento delle organizzazioni militanti.<\/p>\n<p>Una seconda fase (legge sulla dissociazione) pu\u00f2 leggersi come un tentativo volto a ottenere la \u201cpacificazione\u201d sociale da un lato e la \u201clibert\u00e0\u201d dall\u2019altro attraverso lo scambio di qualcosa di fondamentale sul piano politico: la cancellazione\/rimozione di storia, immaginario, solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>Esemplificative sono le affermazioni di due importanti figure di promotori di questa legislazione come Gian Carlo Caselli e Mario Gozzini: \u201cColoro che affrontano il problema della dissociazione con una prospettiva di contiguit\u00e0 con l&#8217;eversione [\u2026] considerano la dissociazione molto pi\u00f9 pericolosa del pentimento. Il pentito &#8211; dicono &#8211; provoca un danno materiale ed umano elevato, ma circoscritto nel tempo; il dissociato, invece, provoca un danno sociale e politico esteso a tutta la composizione di classe e perci\u00f2 prolungato nel tempo.<br \/>\nA parte ogni altra considerazione, \u00e8 evidente (anche attraverso la preoccupazione che le parole appena citate tradiscono) l&#8217;essenziale importanza che il fenomeno della dissociazione ha e puo&#8217; ancor pi\u00f9 avere nella lotta contro il terrorismo.\u201d (Gian Carlo Caselli, in <i>Il clandestino \u00e8 finito?<\/i>, a cura di Daniele Repetto, ADN Kronos, Roma, 1984); \u201cil fenomeno della dissociazione \u00e8 stato eccezionale in Italia come lo \u00e8 stato il fenomeno terroristico: \u00e8 stato questo l\u2019unico Paese dove ex promotori di un tentativo rivoluzionario hanno promosso una politica deflattiva dello stesso\u201d (Mario Gozzini, cit. in Monica Galfr\u00e9, <i>La guerra \u00e8 finita. L\u2019Italia e l\u2019uscita dal terrorismo, 1980-1987<\/i>, Laterza, Roma-Bari, 2014).<\/p>\n<p>Ma prima ancora che Caselli pronunciasse le parole succitate, il senso politico del fenomeno della dissociazione fu prefigurato dai \u201cdetenuti della sezione ristrutturata e della sezione di massima sicurezza del carcere di Alessandria\u201d e da quelli \u201cdelle sezioni ristrutturate maschile e femminile di Brescia\u201d in una lettera a Nicol\u00f2 Amato, allora direttore generale degli istituti di prevenzione e pena del ministero di Grazia e Giustizia, poi pubblicata dal giornale dell\u2019area dissociati del carcere di Alessandria: \u201cSolo dando una forma di detenzione dignitosa e possibilit\u00e0 di rieducazione anche a chi per ora non lo crede possibile, lo Stato dimostrerebbe la sua capacit\u00e0 di superare del tutto il terrorismo. [\u2026] Il carcere \u00e8 rimasto uno degli appigli a cui si aggrappa disperatamente chi ancora vuole esaltare la faccia feroce dello Stato; purtroppo \u00e8 ancora uno dei pochi appigli reali. Le persone che in vari modi conoscono (parenti e amici) le condizioni medie dei detenuti, sono diventate l\u2019area di reclutamento o quanto meno di simpatia ed appoggio politico per quel che resta delle Occ\u201d. E ancora: \u201cImpedire questo, impedire che una detenzione afflittiva rinchiuda ed obblighi dentro schemi bloccati una gran parte dei detenuti che trasformano pene magari brevi in carcere senza fine, dare possibilit\u00e0 di sbocco a chi non vuole restare dentro i meccanismi omertosi delle Occ e dei prigionieri politici e mafiosi, significa dare possibilit\u00e0 di un reinserimento reale anche attraverso lo stesso carcere. Quindi bisognerebbe cercare l\u2019applicazione estesa di norme che possano ridurre al minimo la segregazione per i dissociati e specificatamente per i politici che rientrano nei vari articoli della legge 304\/1982, attraverso l\u2019applicazione della libert\u00e0 provvisoria, liberazione condizionale, lavoro esterno, semi-libert\u00e0, arresti domiciliari, ampio uso delle licenze (riprendendo un disegno di legge gi\u00e0 approvato dal Senato)\u201d (in <em>Contro le regole di questo assurdo gioco<\/em>, giornale del carcere di Alessandria, n. 2, 1983).<\/p>\n<p>I termini dello scambio risultano quindi subito chiarissimi.<\/p>\n<p>I due fenomeni, quello del pentitismo e quello della dissociazione, hanno creato cesure e generato solchi tanto profondi da avere definitivamente impedito una narrazione da parte del soggetto sociale.<\/p>\n<p>Va inoltre sottolineato che la desolidarizzazione, lo sfaldamento di un intero tessuto sociale, la distruzione di una comunit\u00e0 di lotta, comportamenti e reazioni che segnarono intere organizzazioni e singoli militanti, dentro e fuori il carcere, stanno dentro il quadro generale del conflitto di classe in Italia nella prima met\u00e0 degli anni Ottanta, quadro caratterizzato da una vasta ristrutturazione capitalistica, da un doloroso isolamento operaio, da una drammatica crisi dei modelli organizzativi e delle griglie di lettura del processo rivoluzionario che avevano fino ad allora avuto largo corso nel \u201cmovimento\u201d, insomma da tutti quegli elementi che compongono la cosiddetta \u201csconfitta\u201d e che quantomeno testimoniano di un \u201ccambiamento di fase\u201d.<\/p>\n<p>Il fenomeno della dissociazione, operando un\u2019apparente \u201cpacificazione\u201d, sul piano individuale, con i soggetti consenzienti, ha contribuito a ridurre la rappresentazione della lotta armata a una congerie di scelte individuali, a rimuovere la dimensione conflittuale della storia e a \u201ccoperchiare\u201d le dinamiche di classe gi\u00e0 indebolitesi, per una somma di motivi che \u00e8 qui impossibile riassumere, nel corso di quegli anni.<\/p>\n<p>I materiali proposti sono:<\/p>\n<ul>\n<li>una serie documenti e scritti dell\u2019epoca,<\/li>\n<li>una scheda sulla legislazione premiale e una sull&#8217;uscita dal carcere<\/li>\n<li>una cronologia dei principali provvedimenti legislativi<\/li>\n<li>un corredo bibliografico<\/li>\n<li>una serie di schede statistiche.<\/li>\n<\/ul>\n<p>La decisione di \u201cfar parlare\u201d i documenti dell\u2019epoca attiene a un&#8217;esigenza di metodo, quella di ricollocare quanto pi\u00f9 possibile gli eventi, le scelte, le problematiche che sono oggetto di questa nostra ricerca in quello che fu il loro contesto socio-politico.<\/p>\n<p>Nessuna ricerca \u00e8 mai neutra, come ben si sa. Per parte nostra abbiamo, e non da ieri, una posizione nettamente contraria al pentitismo e alla dissociazione; l&#8217;abbiamo sia come giudizio storico-politico sul significato che l&#8217;uno e l&#8217;altra assunsero negli anni Ottanta e seguenti sia come posizione attuale.<\/p>\n<p>Giocoforza \u00e8 volgere lo sguardo sul presente in quanto la necessit\u00e0 di misurarsi con i dispositivi punitivo\/premiali rimane a tutt&#8217;oggi una esperienza cruciale per tanti compagni, giovani e meno giovani, \u201cinguaiati con la legge\u201d.<\/p>\n<p>Da quanto precede non facciamo discendere n\u00e9 black list n\u00e9 scomuniche, aliene alla nostra cultura: non siamo una Chiesa fuor della quale non c&#8217;\u00e8 salvezza e nella quale si tratterebbe eventualmente di essere riammessi. Cionondimeno non siamo disposti a instaurare interlocuzioni politiche, di confronto o di \u201crecupero della memoria\u201d con soggetti che sono stati protagonisti del pentitismo e della dissociazione.<\/p>\n<p>Pur consapevoli che i documenti non possono esprimere pienamente la densit\u00e0 di una storia che \u00e8 fatta della carne, dei sogni, delle intelligenze (e delle sciocchezze) di un\u2019intera generazione politica, offriamo questi materiali alla vostra attenzione; a chi condivide lo spirito di questo nostro lavoro, porgiamo l\u2019invito a segnalarne di ulteriori.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">~~~ \u00b0\u00a0~~~<\/p>\n<p>Per sommi capi, la scaletta che abbiamo utilizzato come riferimento \u00e8 la seguente:<\/p>\n<p align=\"CENTER\"><i><b>Ipotesi di articolazione<\/b><\/i><\/p>\n<p align=\"CENTER\"><i><b>in-formazione<\/b><\/i><\/p>\n<ol>\n<li><b>La legislazione<\/b><\/li>\n<\/ol>\n<table border=\"1\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<colgroup>\n<col width=\"50%\" \/>\n<col width=\"50%\" \/> <\/colgroup>\n<thead><\/thead>\n<tbody>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td><b>Prima parte<\/b><\/td>\n<td><b>Seconda parte<\/b><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"369\">1975-1980. Il quadro normativo si inasprisce pesantemente: dalla \u201clegge Reale\u201d alla \u201clegge Cossiga\u201d. Fermo di polizia, divieto di travisamento, molotov considerate armi da guerra ecc. Obiettivo principale: contrastare il conflitto sui luoghi di lavoro e nelle piazze. Il proletariato giovanile, il movimento del \u201977.<\/td>\n<td width=\"377\">1980-1987. Dopo il \u201c7 Aprile\u201d, crescita del numero degli arresti sino alle incarcerazioni massicce dell\u201980-82. La legislazione punta a rompere il fronte del \u201cproletariato detenuto\u201d: legge sui pentiti, legislazione sulle aree omogenee, classificazione delle carceri, circuito dei camosci ecc., infine legge sulla dissociazione.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<ol start=\"2\">\n<li><b>Dentro e fuori<\/b><\/li>\n<\/ol>\n<table border=\"1\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"8\">\n<colgroup>\n<col width=\"50%\" \/>\n<col width=\"50%\" \/> <\/colgroup>\n<thead><\/thead>\n<tbody>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td><b>Prima parte<\/b><\/td>\n<td><b>Seconda parte<\/b><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"320\">Fuori, la parabola del conflitto: le lotte sociali, i movimenti, le organizzazioni, dal 1977 ai \u201c35 giorni Fiat\u201d 1980 (sottolineando la vicenda dei \u201c61 licenziati\u201d Fiat, ottobre 1979). Le torture. Dentro, le lotte sui trasferimenti, la rottura dei citofoni, la battaglia dell\u2019Asinara, la rivolta di Trani.<\/td>\n<td width=\"320\">Dopo Peci:- le reazioni al pentitismo: le Brigate Rosse (PG e PCC), Prima Linea, le altre formazioni combattenti, le aree dell\u2019Autonomia;<\/p>\n<p>&#8211; \u201981-83 il fronte si rompe, il terribile clima carcerario (Soldati, Di Rocco);<\/p>\n<p>&#8211; \u201983-87: le aree omogenee, la dissociazione, l\u2019\u201carea del silenzio\u201d, la \u201cbattaglia di libert\u00e0\u201d;<\/p>\n<p>&#8211; le posizioni sull\u2019amnistia.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<ol start=\"3\">\n<li><b>I processi<\/b><\/li>\n<\/ol>\n<table border=\"1\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"8\">\n<thead><\/thead>\n<tbody>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td><b>Prima parte<\/b><\/td>\n<td><b>Seconda parte<\/b><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"50%\">La rottura del paradigma processuale: il processo BR di Torino (con excursus sui precedenti storici). Difesa politica e difesa tecnica.<\/td>\n<td width=\"50%\">I processi ammittenti. Uscire o meno dal carcere: questioni tecniche, questioni politiche.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<ol start=\"4\">\n<li><b>Le strutture, gli apparati, le parole<\/b><\/li>\n<\/ol>\n<table border=\"1\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<colgroup>\n<col width=\"50%\" \/>\n<col width=\"50%\" \/> <\/colgroup>\n<tbody>\n<tr valign=\"TOP\">\n<td width=\"320\" height=\"266\"><b>Il carcere<\/b>:<\/p>\n<p>il carcere prima della riforma, il carcere \u201criformato\u201d (l. 354\/75), l\u2019istituzione delle carceri speciali, la \u201clegge Gozzini\u201d.<\/p>\n<p><b>La magistratura<\/b>:<\/p>\n<p>continuit\u00e0 degli apparati repressivi post-fascisti, la \u201ccritica delle professioni\u201d post-68 (parlando anche del Soccorso Rosso e delle sue vicende), \u201cgiudici d\u2019assalto\u201d e \u201cpretori rossi\u201d, le vicende di MD, la \u201cfunzione di supplenza\u201d nei confronti del sistema politico da parte della magistratura, il PCI e i magistrati, la questione del \u201cpool antiterrorismo\u201d.<\/td>\n<td width=\"320\"><b>Le forze dell\u2019ordine<\/b>:<\/p>\n<p>ordine pubblico, \u201ccorpi speciali\u201d e counter-insurgency.<\/p>\n<p><b>Le parole<\/b>:<\/p>\n<p>&#8211; i mass media e il \u201cregistro linguistico\u201d;<\/p>\n<p>&#8211; le parole del movimento.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Complessivamente, come si \u00e8 detto, il materiale eccede, in termini sia cronologici che tematici, i due fenomeni di cui sopra. Questo perch\u00e9 vorremmo fornire pi\u00f9 strumenti possibili di comprensione, a costo di rischiare di sbilanciarsi sull\u2019analisi a scapito della sintesi.<\/p>\n<p>Lo sforzo di formulare al meglio una domanda \u00e8 premessa indispensabile per ottenere una buona risposta.<\/p>\n<p align=\"RIGHT\">Maggio\u00a02016, Archivio Primo Moroni<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diciamo, in poche parole e per riassumere tutto quello che abbiamo detto, che la confessione \u00e8 un atto verbale attraverso cui il soggetto fa un&#8217;affermazione su ci\u00f2 che egli \u00e8, si lega a questa verit\u00e0, si colloca in un rapporto di dipendenza nei confronti di altri, e modifica allo stesso tempo il rapporto che ha &hellip; <a href=\"https:\/\/www.archiviomoroni.it\/cope\/\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Introduzione<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-32","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archiviomoroni.it\/cope\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/32","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archiviomoroni.it\/cope\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archiviomoroni.it\/cope\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archiviomoroni.it\/cope\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archiviomoroni.it\/cope\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=32"}],"version-history":[{"count":38,"href":"https:\/\/www.archiviomoroni.it\/cope\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/32\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1733,"href":"https:\/\/www.archiviomoroni.it\/cope\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/32\/revisions\/1733"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archiviomoroni.it\/cope\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=32"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}